La querela è il rimedio oncogeno contro gli oppositori. Non in sé, ma per l’uso incontrollato e arbitrario che oggi se ne fa. Trasformata dal tempo e dal costume, è l’arma prediletta dal potere. Intanto perché tacita i Battista: i pochi che gridano nel deserto dell’abbandono; in guerra contro l’ignoranza cieca, la meschinità opulenta, il familismo, l’indifferenza.
La querela ti obbliga a difenderti, a fermarti, a lottare per te stesso, se sei soltanto un giovane ricco di buone speranze. Consapevole che dalla condanna avrai un’onta, una macchia, una traccia che gli avversari richiameranno a vita per levarti statura e carica morale. Loro, malavitosi e politici di presidio, a volte un solo corpo, hanno il placet del sistema: sono immuni e dritti al proprio posto; possono delinquere e benedire, predare e sentenziare, disintegrare strumenti, organi e presìdi democratici. Generano la convinzione che il saccheggio e la violenza sovrastano la legge; portano sfiducia collettiva, rassegnazione, sconforto, disumanità.
Così, in questo clima di paura e opportunismo, di reticenza e omologazione, parlare e agire diventa un reato, ancora prima del giudizio ordinario. Domina, a livello collettivo, una «solidarietà meccanica» verso gli ordinatori, i forti, i responsabili dello sfacelo. Questa si concretizza in forme di autocensura e limitazione personale, e soprattutto in aggressioni e propaganda falsa, utili a isolare gli oppositori.
MINACCIARE QUERELA E' REATO ? Credo di sì.
Manente degli Uberti
mercoledì 14 ottobre 2009
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